Fecondazione Assistita
Quando considerare la donazione di ovociti
La donazione di ovociti è una soluzione concreta per chi affronta infertilità legata all’età, bassa riserva ovarica o patologie genetiche. L'articolo esplora criteri clinici, aspetti psicologici e normative europee, offrendo una guida completa e professionale per affrontare consapevolmente questo percorso di procreazione medicalmente assistita.

Indice articolo
Un tema delicato e complesso nel percorso della fertilità
Nel percorso di diagnosi e trattamento dell’infertilità, la donazione di ovociti rappresenta una delle opzioni più delicate e cariche di implicazioni emotive, spesso affrontata dalle pazienti solo come ultima risorsa. Tuttavia, in un contesto clinico sempre più basato sull’evidenza e sulla personalizzazione terapeutica, è fondamentale considerare la donazione non come una “resa”, ma come una strategia riproduttiva efficace e, in molti casi, necessaria.
La domanda cruciale – “Quando dovrei iniziare a considerare la donazione di ovociti?” – non ha una risposta univoca, poiché dipende da una molteplicità di fattori: l’età biologica e ginecologica della paziente, la sua riserva ovarica, la qualità degli ovociti prodotti, l’anamnesi riproduttiva, l’eventuale presenza di fallimenti di impianto o aborti ripetuti, e naturalmente le motivazioni personali, psicologiche e culturali.
A tutto questo si aggiungono aspetti legali e bioetici, diversi da paese a paese, che influenzano le modalità di accesso alla donazione (anonima o non anonima), le caratteristiche delle donatrici, i limiti di età della ricevente e i criteri per la selezione degli embrioni.
In questo articolo analizziamo in modo approfondito le condizioni cliniche e psicologiche in cui la donazione di ovociti diventa un’opzione concreta e potenzialmente risolutiva, basandoci su casistiche reali, dati aggiornati e sull’esperienza diretta di medici e centri specializzati in medicina della riproduzione tra Spagna, Portogallo e Grecia.
Che cos’è la donazione di ovociti
La donazione di ovociti è una tecnica avanzata di procreazione medicalmente assistita (PMA di II livello) che prevede il trasferimento di embrioni ottenuti mediante fecondazione in vitro (FIVET o ICSI) tra gli ovociti di una donatrice sana e gli spermatozoi del partner della ricevente (o da donatore, se necessario). Gli embrioni risultanti vengono poi trasferiti nell’utero della paziente ricevente, che porterà avanti la gravidanza.
Questa strategia terapeutica si rivolge a donne che presentano una compromissione della funzione ovarica o della qualità ovocitaria tale da rendere improbabile – o clinicamente irrealistica – una gravidanza con i propri gameti. Le indicazioni più frequenti includono:
- insufficienza ovarica prematura (POI): condizione caratterizzata da esaurimento funzionale delle ovaie prima dei 40 anni;
- bassa riserva ovarica (AMH < 0,5 ng/mL; AFC < 4): condizione spesso correlata all’età o a interventi medici pregressi (chemioterapia, chirurgia ovarica);
- età materna avanzata: dopo i 43-44 anni la probabilità di ottenere embrioni euploidi con ovociti propri crolla drasticamente;
- fallimenti ripetuti di impianto o aborti ricorrenti: in assenza di altre cause evidenti, la qualità ovocitaria può essere il fattore determinante;
- malattie genetiche ereditarie: quando non è possibile, o non è efficace, l’utilizzo della diagnosi genetica preimpianto (PGT-M o PGT-A).
La donazione può essere effettuata con ovociti freschi o vitrificati e la selezione delle donatrici avviene secondo rigidi criteri clinici, psicologici e genetici, con protocolli diversificati a seconda del paese e del centro di riferimento.
Quando diventa necessario considerare la donazione di ovociti
Non esiste un momento “universale” in cui si debba iniziare a considerare la donazione di ovociti: è una decisione che dipende da molteplici fattori clinici, biologici, psicologici e, talvolta, anche culturali. Tuttavia, esistono situazioni in cui questa opzione non solo diventa rilevante, ma rappresenta spesso l’unica via realistica per ottenere una gravidanza con alte probabilità di successo.
Età materna avanzata: il peso della biologia riproduttiva
Dopo i 42 anni, la probabilità di concepire con ovociti propri diminuisce in modo esponenziale, sia a causa della riduzione quantitativa della riserva ovarica sia, soprattutto, della drastica riduzione della qualità ovocitaria. Il principale ostacolo è l’aumento della frequenza di aneuploidie (alterazioni del numero di cromosomi negli ovociti), che comportano embrioni non vitali o destinati ad aborto spontaneo.
Dati clinici consolidati mostrano che:
- a 43 anni, una donna necessita in media di 20 ovociti maturi per ottenere un solo embrione euploide, ovvero geneticamente normale;
- considerato che una donna di questa età produce in media 3-4 ovociti per ciclo stimolato, servirebbero 5-7 cicli completi per ottenere un singolo embrione potenzialmente trasferibile;
- ciò comporta un notevole impatto fisico, emotivo ed economico, senza garanzie di successo.
Tabella: ovociti necessari per ottenere un embrione euploide (media stimata)
| Età della donna | Ovociti necessari per 1 embrione euploide |
|---|---|
| 35 anni | 10 |
| 40 anni | 15 |
| 43 anni | 20 |
| 45+ anni | >30 |
Per questo motivo, nella fascia d’età superiore ai 43-44 anni, molti centri internazionali raccomandano un confronto precoce e trasparente sulla possibilità di utilizzare ovociti donati, soprattutto in presenza di scarsa risposta ovarica o precedenti trattamenti falliti.
Fallimenti ripetuti di impianto: quando serve rivedere la strategia
Il fallimento di impianto ricorrente (recurrent implantation failure, RIF) è una delle indicazioni più frequenti per proporre un cambio di strategia terapeutica. Quando una paziente ha trasferito più embrioni morfologicamente buoni, possibilmente già sottoposti a PGT-A (preimplantation genetic testing for aneuploidy), senza ottenere gravidanza, è legittimo sospettare che il problema non risieda nell’utero, ma nella qualità intrinseca degli ovociti.
ùPrima di proporre la donazione, tuttavia, è indispensabile un approccio diagnostico multidisciplinare, che includa:
- valutazione dell’endometrio (isteroscopia, ERA test, microbioma endometriale);
- esclusione di endometriti croniche o infezioni latenti;
- screening immunologico e trombofilico;
- analisi del liquido seminale avanzata (es. DNA fragmentation test).
Quando tutte le cause endometriali e sistemiche sono escluse, la qualità ovocitaria diventa il principale sospettato. In questi casi, la donazione di ovociti rappresenta un’alternativa ad alta probabilità di successo, soprattutto se la paziente è già reduce da numerosi tentativi falliti.
Aborto ricorrente e aneuploidia embrionale
In presenza di aborti spontanei ripetuti, la donazione di ovociti può essere indicata nei casi in cui sia documentata una componente genetica embrionale, ovvero una prevalenza di aneuploidie.
L’incidenza di embrioni aneuploidi aumenta con l’età materna, passando da circa il 30% a 35 anni al 70-90% oltre i 42 anni. Anche quando si ottiene la gravidanza, il rischio di aborto entro il primo trimestre resta elevato.
Utilizzare ovociti di una donatrice giovane – accuratamente selezionata e con elevati standard clinici – consente di ripristinare la competenza genetica dell’ovocita, riducendo drasticamente il rischio di anomalie cromosomiche e aumentando le probabilità di una gravidanza evolutiva.
Fattori che influenzano la scelta della donazione di ovociti
La decisione di intraprendere un percorso di ovodonazione non è mai solo clinica: è il risultato di una valutazione complessa, che intreccia variabili mediche, psicologiche, legali ed etiche. Il medico ha il dovere di informare in modo completo e oggettivo, ma la scelta finale deve essere consapevole, autonoma e compatibile con i valori, le aspettative e la storia personale della coppia o della paziente singola.
L’impatto psicologico: elaborare il “lutto genetico”
Accettare l’idea di concepire un figlio utilizzando gameti di una donatrice può rappresentare, per molte persone, un vero e proprio lutto biologico. Si tratta di un processo psicologico simile a quello del lutto per una perdita: in questo caso, la perdita è quella della trasmissione genetica.
È fondamentale comprendere che il legame genitoriale non si fonda esclusivamente sulla genetica, ma si costruisce nel tempo attraverso l’esperienza della gravidanza, della nascita e della relazione quotidiana con il bambino.
Per questo motivo, il supporto psicologico specialistico non è solo consigliabile, ma dovrebbe essere parte integrante del percorso, in particolare:
- nella fase decisionale, per aiutare la coppia a esplorare i propri vissuti e le proprie ambivalenze;
- durante il trattamento, per gestire ansie, paure e aspettative;
- dopo la nascita, per favorire un attaccamento sicuro e riflettere su eventuali dinamiche future legate alla comunicazione dell’origine biologica del figlio.
Domande chiave da affrontare con uno psicologo della fertilità:
- Sono pronta/o a diventare genitore anche senza un legame genetico con mio figlio?
- Posso immaginare un futuro in cui parlerò con mio figlio delle sue origini biologiche?
- In che modo la mia cultura, la mia storia familiare e il mio sistema di valori influenzano questa scelta?
- Ho bisogno di un supporto professionale per elaborare il passaggio dall’uso dei miei ovociti alla donazione?
Nei centri più strutturati, la presenza di uno psicologo è obbligatoria per legge (come in Spagna) o fortemente raccomandata (come in Portogallo e Grecia), non solo per la paziente ricevente, ma anche per valutare le motivazioni e l’idoneità delle donatrici.
Aspetti legali, etici e culturali: il ruolo delle normative nazionali
Un altro elemento cruciale nella scelta della donazione di ovociti è il quadro normativo del paese in cui si svolge il trattamento. Le leggi sulla donazione variano infatti sensibilmente da un paese europeo all’altro, in termini di:
- anonimato o trasparenza della donazione;
- limiti di età per la ricevente;
- criteri di selezione e numero massimo di cicli per ogni donatrice;
- possibilità di donare anche embrioni (embriodonazione).
Confronto tra normative europee:
| Paese | Anonimato | Età massima ricevente | Note rilevanti |
|---|---|---|---|
| Portogallo | No | 50 anni | Donazione obbligatoriamente non anonima |
| Spagna | Sì | ≈50 anni (consigliata) | Donazione anonima legalmente consentita |
| Grecia | Sì | 50 anni (fino a 54 su richiesta) | Anonimato garantito per legge |
Le differenze normative influiscono profondamente sulla percezione etica e psicologica del trattamento da parte delle pazienti. Alcune donne, ad esempio, preferiscono la donazione non anonima per garantire al futuro figlio il diritto a conoscere le proprie origini biologiche. Altre, al contrario, optano per paesi dove l’anonimato è tutelato, per ragioni di riservatezza o stabilità familiare.
In alcuni casi, il quadro normativo è talmente rilevante da determinare la scelta del paese in cui sottoporsi al trattamento. È frequente, ad esempio, che coppie portoghesi scelgano di andare in Spagna per usufruire della donazione anonima, o viceversa.
Criteri clinici per proporre la donazione di ovociti
La decisione di proporre la donazione di ovociti si basa su una valutazione rigorosa, fondata su evidenze scientifiche, esperienze cliniche consolidate e un’analisi personalizzata del potenziale riproduttivo della paziente. È una decisione medica, ma anche bioetica e relazionale, che si colloca sempre all’interno di un processo informato e condiviso con la coppia.
In base alle linee guida internazionali e all’esperienza di cliniche europee leader nel settore, come IVI (Spagna), GREFI (Grecia) e IERA (Portogallo), si considera l’opportunità della donazione in presenza delle seguenti condizioni:
1. Mancato ottenimento di blastocisti euploidi dopo 2-3 cicli con PGT-A
La mancata produzione di embrioni euploidi (ovvero con un corredo cromosomico normale), nonostante protocolli di stimolazione personalizzati e tecnologie avanzate di laboratorio, rappresenta uno dei più chiari indicatori di compromissione ovocitaria.
Nei cicli di FIV con PGT-A, l’assenza di blastocisti euploidi in due o più tentativi suggerisce un tasso elevato di aneuploidia ovocitaria, tipico dell’età avanzata o di danni mitocondriali e citoplasmatici. In questi casi, la probabilità di successo con i propri gameti diventa residuale, mentre la donazione permette di superare il limite genetico.
“Se la paziente produce blastocisti ma nessuna risulta euploide, l’origine del problema è quasi certamente ovarica”
2. Riserva ovarica gravemente ridotta
Indicatori biochimici e ecografici di riserva ovarica severamente compromessa costituiscono un’altra indicazione forte per la donazione. I parametri clinici più comunemente utilizzati sono:
- AMH (Anti-Müllerian Hormone) < 0,5 ng/mL
- AFC (Antral Follicle Count) < 4 follicoli totali
- FSH basale > 15 mIU/mL
In queste pazienti, la probabilità di ottenere un numero adeguato di ovociti per un trattamento efficace è estremamente bassa. Inoltre, nei rari casi in cui si riesce a prelevare almeno un ovocita, la qualità è spesso subottimale, rendendo il ciclo inefficiente sia sul piano clinico che psicologico.
3. Età materna superiore ai 44-45 anni
L’età è il principale determinante della competenza ovocitaria. Dopo i 44 anni, la percentuale di embrioni aneuploidi può superare il 90%, e la probabilità cumulativa di gravidanza con ovociti propri si avvicina allo zero.
Sebbene in alcuni casi estremamente selezionati (donne fertili in modo eccezionale, AMH ancora elevato, risposta ovarica sopra la media) sia possibile tentare un ciclo personalizzato, la strategia più razionale – soprattutto in presenza di fattori aggiuntivi come fallimenti pregressi o scarsa risposta – è proporre un percorso con ovociti donati.
In molti centri spagnoli e greci, il limite legale o etico per trattamenti con ovociti propri è fissato intorno ai 46 anni; oltre tale soglia, la donazione diventa non solo consigliabile, ma spesso necessaria.
4. Presenza di patologie genetiche non trattabili con PGT-M
La donazione rappresenta un’opzione sicura ed efficace anche in presenza di malattie genetiche ereditarie per le quali:
- non esiste un test di PGT-M disponibile o validato;
- la PGT-M presenta una bassa affidabilità diagnostica;
- il rischio di trasmissione è molto elevato, anche con diagnosi preimpianto (es. mosaicismi, imprinting disorders);
- la coppia sceglie consapevolmente di evitare il percorso PGT per motivi etici o religiosi.
In questi casi, l’utilizzo di ovociti da una donatrice sana e testata geneticamente consente di eliminare il rischio di trasmissione della malattia, proteggendo il nascituro da condizioni invalidanti o letali.
Disponibilità dei donatori in Europa: quadro normativo e clinico a confronto
Nel contesto della procreazione medicalmente assistita (PMA), Spagna, Grecia e Portogallo rappresentano le principali destinazioni europee per i trattamenti con donazione di ovociti, grazie a un mix di normative favorevoli, buona disponibilità di donatrici, esperienza clinica consolidata e alta qualità nei laboratori di embriologia.
Tuttavia, la disponibilità reale e le condizioni di accesso possono variare sensibilmente da paese a paese, soprattutto per effetto delle differenze legislative in materia di anonimato, limiti di età per le riceventi, tracciabilità genetica e numero di cicli consentiti per ogni donatrice.
Sintesi comparativa dei principali paesi europei
| Paese | Donazione anonima | Limite età ricevente | Disponibilità donatrici | Osservazioni |
|---|---|---|---|---|
| Spagna | Sì | ≈50 anni | Alta | Sistema altamente strutturato; ampia rete di donatrici; normativa permissiva |
| Grecia | Sì | 50 anni (fino a 54 con autorizzazione) | Moderata | Utilizzo di ovociti freschi e banche esterne; compatibilità fenotipica personalizzata |
| Portogallo | No | 50 anni | Ridotta post-riforma | Donazione obbligatoriamente non anonima; minor numero di donatrici disponibili |
La riforma legislativa in Portogallo, che ha abolito l’anonimato della donazione, ha comportato un calo della disponibilità di donatrici: molte donne scelgono di non donare più i propri ovociti se non possono farlo in modo anonimo. Questo ha generato un fenomeno di “migrazione riproduttiva” interna, con pazienti che si spostano verso la Spagna per accedere a programmi anonimi.
In Grecia, invece, il sistema è molto aperto ma con una demografia donatrice più limitata; per compensare, molti centri collaborano con banche ovocitarie internazionali, specialmente spagnole. Ciò consente una maggiore varietà fenotipica (inclusi tratti nord-europei come occhi chiari e capelli biondi), soprattutto nei programmi con ovociti vitrificati.
Programmi disponibili: struttura dei pacchetti e garanzie cliniche
Le principali cliniche europee specializzate in ovodonazione offrono pacchetti differenziati in base a numero di ovociti garantiti, numero di embrioni trasferibili o congelabili, tipologia di donazione (fresca o vitrificata) e servizi aggiuntivi (PGT-A, monitoraggio immunologico, garanzia di gravidanza).
1. programma base
- Garantisce almeno una blastocisti disponibile per il transfer;
- Non include embrioni supplementari per congelamento;
- Utilizza ovociti provenienti da donatrici con raccolta modesta (6-8 ovociti);
- Indicato per pazienti che desiderano un solo figlio, con seme di buona qualità (es. donatore o partner con spermiogramma ottimale);
- Costo contenuto, ma limitata possibilità di successo cumulativo.
2. programma regolare
- Include 4-5 blastocisti di buona qualità (una per il transfer, le altre per eventuali FET);
- Raccolta ovocitaria media di 12-14 ovociti maturi;
- Permette di pianificare gravidanze successive con lo stesso patrimonio genetico;
- È il programma più richiesto dalle coppie, con percentuali di successo cumulative ≥ 80%;
- Possibile personalizzazione fenotipica e compatibilità avanzata.
3. programma con garanzia di nascita (live birth guarantee)
- Include fino a 3 cicli completi di ovodonazione, inclusi tutti i transfer embrionali disponibili;
- Garantisce la nascita di un bambino vivo oppure rimborsa interamente il costo del trattamento;
- Percentuale di successo riportata: 98-99%, se la ricevente soddisfa i criteri di idoneità (età < 50 anni, endometrio normale, assenza di patologie uterine gravi);
- Offre sicurezza emotiva ed economica, ma richiede una valutazione clinica preliminare rigorosa.
“Quasi un terzo delle nostre pazienti oggi sceglie un programma con garanzia di bambino: la trasparenza e la chiarezza nei costi e nei risultati sono fondamentali”
Supporto psicologico e disclosure: elaborare, accogliere, comunicare
Nel percorso di ovodonazione, il supporto psicologico non è un elemento accessorio, ma una componente strutturale del trattamento. La rinuncia alla trasmissione genetica personale può sollevare emozioni complesse e ambivalenti: dolore, senso di perdita, dubbi identitari, paure legate all’accettazione del futuro bambino.
supporto alla ricevente: oltre il lutto genetico
Ogni centro dovrebbe garantire un accesso qualificato a psicologi della fertilità, capaci di accompagnare la coppia – o la paziente singola – in tutte le fasi:
- pre-trattamento: elaborare il “lutto genetico”, accettare la genitorialità attraverso un percorso diverso da quello immaginato;
- durante la gravidanza: affrontare ansie legate all’origine del bambino, alla percezione sociale, all’identità familiare;
- post-parto: costruire un attaccamento profondo e autentico, svincolato dalla componente genetica.
Molti pazienti riferiscono che il colloquio psicologico è stato determinante per la serenità della scelta, contribuendo a trasformare un passaggio complesso in un atto di consapevolezza e apertura.
Disclosure: se, come e quando dirlo al proprio figlio
Il termine disclosure indica il processo di comunicazione al bambino circa le sue origini biologiche da ovodonazione. È un tema centrale, soprattutto nei paesi dove la donazione è anonima, ma resta importante anche nei contesti non anonimi, perché il punto non è solo “può scoprirlo”, ma “glielo voglio dire?”.
Le attuali raccomandazioni delle società scientifiche e delle associazioni di pazienti suggeriscono che:
- la comunicazione sia precoce, graduale e normalizzata, inserita nel racconto familiare già dalla prima infanzia;
- si eviti l’approccio “rivelatorio” tardivo, che può essere vissuto come una rottura identitaria dal bambino o adolescente;
- il supporto psicologico sia esteso anche a questo aspetto, fornendo strumenti e linguaggi adatti all’età e alla sensibilità del figlio.
Nei paesi dove l’anonimato è garantito (Spagna, Grecia), il rischio di identificazione tramite test genetici diretti-to-consumer (es. 23andMe, MyHeritage) esiste, ma resta marginale per ora. Tuttavia, anche in assenza di accesso formale all’identità della donatrice, la trasparenza familiare può rafforzare la fiducia genitore-figlio.
Una scelta consapevole, non una resa
Accedere a un trattamento di ovodonazione non è un fallimento, bensì una delle più potenti espressioni della medicina riproduttiva moderna. È l’alternativa concreta per migliaia di donne e coppie che, di fronte a infertilità ovarica, età avanzata o rischi genetici, cercano una via per realizzare il proprio progetto genitoriale.
Il legame con un figlio non nasce dai cromosomi, ma dall’incontro quotidiano, dalla cura, dalla responsabilità e dall’amore.
Ogni paziente dovrebbe essere messo nelle condizioni di fare una scelta libera, informata e supportata, nel rispetto della propria storia, dei propri valori e del proprio tempo. La donazione di ovociti non cancella nulla: al contrario, apre una nuova possibilità, reale e preziosa, di diventare genitori.
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